Come sopravvivere allo sviluppo

Filed under: Stuff... pfu... — Ilias Bartolini at 1:06 am on Sunday, December 25, 2005

Vi lascio questo Natale con un messaggio che prende spunto e cita ampiamente un libro che ho avuto occasione di leggere.

Come sopravvivere allo sviluppo è un libro di Serge Latouche che mette in discussione il concetto di sviluppo nelle società moderne.

Le parole si radicano in una storia; solo legate sono legate a rappresentazioni che il più delle volte sfuggono alla coscienza dei locutori, ma che fanno presa sulle nostre emozioni. Ci sono parole dolci, parole che rinfrancano il cuore, parole che feriscono. Ci sono parole che mettono un popolo in fermento e sconvolgono il mondo. E poi ci sono parole veleno, parole che si infiltrano nel sangue come una droga, pervertono il deiderio ed oscurano il giudizio. Sviluppo è una di queste parole tossiche.
Il problema con il concetto di sviluppo è che si tratta di una parola plastica. Quello di sviluppo è un concetto trappola, spesso nemmeno presente nei linguaggi e nelle culture del mondo non occidentalizzato.

Esso riesce in maniera ammirevole a fare il lavoro di mistificazione ideologica mentre espressioni come accumulazione del capitale, sfruttamento della forza lavoro, imperialismo occidentale o dominio planetario, che potrebbero in maniera altrettanto corretta descrivere la verità attuale dello sviluppo e della mondializzazione, provocherebbero giustamente un riflesso di rifiuto da parte di coloro che secondo Latouche si trovano dalla parte sbagliata della guerra economica mondiale.

Sviluppo sostenibile
, sviluppo sociale, sviluppo integrato, sviluppo umano, sviluppo locale, sviluppo durevole… Lo sviluppo ha di recente rivestito abiti nuovi che soddisfano i criteri di organizzazioni internazionali quali la banca mondiale e il fondo monetario internazionale. Ma la logica economica è rimasta la stessa e il modello di “sviluppo” dell’ortodossia neoliberale resta predominante.

In effetti queste ridefinizioni dello sviluppo riguardano spesso la cultura, la natura e la giustizia sociale. Si tratta però di tentativi di guarire una malattia dello sviluppo che si vorrebbe accidentale e non congenita.

Lo sviluppismo tradizionale si basa sul presupposto che sia possibile ottene prosperità materiale per tutti, cosa che sappiamo essere dannosa ed insostenibile per un pianeta con limiti finiti.

In nome dello sviluppo la natura e le comunità umane vengono sfigurate e subiscono l’estinzione e la morte.

Secondo Serge Latouche bisogna rimettere in discussione i concetti di crescita, bisogni fondamentali, tenore di vita e decostruire il nostro immaginario economico e concepire una società della decrescita serena.

In un mondo in cui l’ossessione del PIL è diventato l’indicatore principale di misura della civiltà, in cui i bisogni delle masse sono costituiti da imposture, di fronte alla mondializzazione abbiamo il bisogno di concepire una società in cui i valori economici cessano di essere centrali.

Orwell immaginava un pianeta tormentato dalla guerra continua per mantenere gli equilibri sociali, per Latouche è necessario ripensare alle basi filosofiche dell’economia o senza mezzi termini uscire dall’economia occidentalizzata. Economia del dono, decrescita conviviale e localismo sono le possibili vie da analizzare in ricerca di una nuova soluzione.

Abbiamo bisogno di rinunciare a questa folle corsa verso un consumo sempre maggiore. Questo non è necessario solo per evitare la distruzione definitiva dell’ambiente terrestre, ma anche per uscire dalla miseria pisichica e morale degli essere umani contemporanei. Dobbiamo arrivare ad una vera e propria “decolonizzazione dell’immaginario” ed una “de-economizzazione” degli spiriti, necessarie per cambiare il mondo prima che che il cambiamento del mondo ci condanni.

Il libro di Latouche contiene molte belle argomentazioni, tante conclusioni estreme che si possono più o meno condividere… comunque una bella lettura.

Infine quale link per approfondire:
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=1102
http://www.trentinocooperazione.it/article/articleview/1323/1/41/
http://www.rprogress.org/newprojects/gpi/index.shtml
http://www.decrescita.it/
video1
video2
video3

L’immacolata concezione

Filed under: Stuff... pfu... — Ilias Bartolini at 4:06 am on Thursday, December 8, 2005

Ho da poco terminato di leggere un libro molto bello di George Orwell intitolato 1984 …lettura casualmente ispirata dal nome di un movimento riguardante i diritti della società dell’informazione a cui ho iniziato ad interessarmi www.no1984.org ( guardate il filmato!).

Dalle pagine di questo libro è tratto il seguente passo:

Winston si accostò alla finestra. Il sole doveva essere tramontato dietro le case… […]
La donna andava pesantemente avanti e indietro, cantando instancabile, mettendo e togliendosi mollette dalla bocca, e aggiungendo sempre più pannolini alla fune. […] Nel frattempo Julia si era portata accanto a lui ed entrambi restarono a guardare affascinati quella tozza figura. Guardandola in quella sua caratteristica postura giunse a pensare che era bella. Mai prima d’allora gli era venuto in mente che il corpo di una donna di cinquant’anni gonfiato in maniera mostruosa dai parti, indurito e sformato dalla fatica fino a diventare grossa come una rapa troppo matura, potesse diventare bello.[…]
Perchè mai il frutto avrebbe dovuto valere meno del fiore?
“E’ bella” mormorò Winston.
“Ha i fianchi larghi almeno un metro” disse Julia.
“E’ il suo modo di essere bella.”

Nell’universo […] , ovunque, si ergeva quella stessa figura, solida ed inespugnabile, resa mostruosa dalla fatica e dai parti, che penava dalla nascita fino alla morte, eppure continuava a cantare. Un giorno quei poderosi lombi avrebbero dato vita a esseri umani consapevoli di sè. Il futuro apparteneva a loro.

Tornando al titolo del messaggio di oggi… erroneamente molti (pure io un attimo fa) ritengono che l’espressione Immacolata Concezione si riferisca al fatto che Maria ha concepito Suo figlio Gesù senza peccato. In realtà questo dogma cattolico sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del Suo (suo di lei, non di Gesù) concepimento.

Oggi in ogni caso per fare un po’ di bene non è necessario essere beati. Tramite il sito dell’UNICEF potete donare salute, educazione e salvaguardia dei diritti fondamentali non a solo uno, ma milioni di bambini. Ci penserà il propagarsi attraverso la rete di un’immacolata onda elettromagnetica a compiere il miracolo di donare un futuro a qualcuno.